UN PO DI STORIA LOCALE – PALAZZO BONDENTI TERNI DE GREGORY DI CREMA

  palazzo_bondentiLa sua ruvida pelle in caldo cotto a vista, il lato a monte incompiuto con finestre aperte sul cielo, i ferri battuti antichi sulle aperture ovali della muraglia verso Via Dante Alighieri gli conferiscono uno charme vagamente decadente. C’è pure chi ha formulato l’ipotesi che l’incompiutezza del palazzo trovi spiegazione nel gusto dell’epoca. Una lapide murata nell’androne ricorda le vicende del palazzo, “…opera incompiuta su disegno di Giuseppe Cozzi piacentino”.

In stile rococò con alcune concessioni al rocaille (si veda il motivo della conchiglia ripetuto sui portali e sopra le finestre del piano nobile), l’edificio presenta eleganti modanature in cotto che decorano aperture, timpani e cornici marcapiano, mentre le finestre del piano nobile recano insolite cimase a pagoda rovesciata di sapore orientale.

 

Le statue che decorano la muraglia che unisce le due ali del fabbricato rappresentano figure allegoriche. Da sinistra la saggezza (donna con il libro), la floridezza (donna con cornucopia di fiori), la generosità (donna con bambino tra le braccia) mentre l’ultima sulla destra (figura femminile con pecora dall’abbondante vello) è un chiaro rimando all’attività dei Bondenti, che si arricchirono con il commercio dei pannilana. Sono opera degli scultori Francesco Mellone e Giovanni Battista Dominone (1716) e costituiscono una sorta di celebrazione dei fasti dell’illustre famiglia.

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Il palazzo fu iniziato per volontà del conte Nicolò Maria Bondenti nel 1698 su progetto dell’architetto piacentino Giuseppe Cozzi, al quale subentrò in seguito Andrea Nono: i lavori si caratterizzarono per l’estrema lentezza esecutiva e furono sospesi nel 1737. Due anni prima veniva collocato lo splendido cancello in ferro battuto, firmato Giovan Battista Racchetti, che dall’androne d’ingresso dà adito al giardino.

 

L’eleganza e la grandiosità del palazzo, al cui interno si espressero artisti del calibro di Martino Cignaroli e Giovanni Galliari, ben rappresentava la ricchezza e il prestigio sociale dei proprietari, nobilitati ne 1652 per l’ammissione del Bondenti nel General Consiglio. Nel 1682 Nicolò ottenne inoltre dalla Repubblica Veneta l’investitura del piccolo feudo di Meduna, di cui resta memoria anche nello stemma murato nel cortile interno (in a destra, una grande lettera M sormontata dalla corona a nove punte).

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Il palazzo passò in linea ereditaria ai conti Porta Puglia e in seguito ai Terni de Gregory, cui Vittorio Emanuele III concesse il titolo nobiliare nel 1920.

Luigi Porta Puglia Bondenti vi ospitò Vittorio Emanuele II nel 1859. Altro visitatore illustre fu Umberto di Savoia, cui Luigi Terni de Gregory offrì ospitalità nel 1924.

Tratto da “CREMA” di C. Bruschieri e S. Merico – C. Madoglio Editore